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 Il prog, secondo noi

Se proprio bisogna usare delle etichette, non si può banalmente assimilare il prog ad un genere musicale, con dei canoni, segni particolari e limiti, come da sempre il mercato cerca di stigmatizzare la musica e l'arte in generale.
Il prog è ascoltare, capire, fare proprio, lasciarsi contaminare ed influenzare da quello (tutto quello) che ci circonda e ci arricchisce perchè ci stimola, nel bene e nel male, a volte ci fa incazzare, altre volte sognare; poi assimilare, elaborare, sintetizzare il tutto in qualcosa che alla fine riappare omogeneo, fresco, vitale, ti dà una sensazione tra il nuovo e il deja vu.
Il virtuosismo è sì importante, ci permette di dare sfogo al nostro bagaglio tecnico, e acquisire un bagaglio tecnico di base è fondamentale se si vuole intraprendere dei percorsi come quello che abbiamo descritto, che è il nostro, ma fa parte anch'esso di quell'insieme armonico e semantico che fa di ogni brano, faticosamente ma caparbiamente assemblato e rifinito, un episodio completo, e tutti i brani, nell'insieme dell'album, la sintesi sublimata di un ambiente socio-politico-culturale-intellettuale, con le sue contraddizioni, le sue meschinità ma anche le sue meraviglie e i riscatti, l'espressione di una realtà che non è edulcorata e livellata dalla morfina del prodotto televisivo, ma palpitante esigenza di vedere, capire, interpretare e restituire attraverso suoni, ritmi, feeling.

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